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La primavera, preceduta dall'allegria del carnevale e dei suoi dolci, arriva
con il delicato profumo delle sue prime erbette, le insalatine di girasoli
prima e di valeriana poi, con le sue frittate in cui proprio le erbe sono
l'elemento primario, le ortiche, il luppolo selvatico (livertin) il cui nome
cambia di paese in paese; i salumi, il maiale è stato insaccato a novembre,
sono al punto giusto di stagionatura e fanno bella mostra di sè sulla
tavola; i secondi, ahimè per loro, sono rappresentati da ruspanti polli e
tenerissimi conigli. Tradizione. Per chi vive nelle cittadine o nelle
campagne piemontesi trovare tutto ciò che la primavera offre è facile,
per qualcuno basta uscire di casa per trovare girasoli, ortiche menta e
magari, nel piccolo orticello, la profumatissima "erba di San Pietro"
fantastica per la frittata, ma chi vive nelle grandi città può ugualmente
trovare presso le bancarelle degli ortolani quei preziosi quanto
indispensabili ingredienti per la classica insalatina primaverile. A Torino
ad esempio gli ortolani scendono dalla collina di Moncalieri e di Pecetto,
arrivano dagli orti di Trofarello come dalle colline del pinerolese, persino
dal Roero come al mercato di Via Di Nanni al lato della Chiesa di San
Bernardino, hanno tutti prodotti rigorosamente di stagione. Abitudine,
quella di consumare ciò che il nostro territorio produce stagionalmente, che
favorirebbe senz'altro la nostra salute.
Tra poco arriverà l'estate con il rosso e il giallo dei suoi peperoni, i pomodori nostrani (finalmente) e
tutto ciò che ci permetterà pasti adatti al calore estivo, i vini giovani,
debitamente a fresca temperatura allieteranno le nostre cene mentre il sole
scende all'orizzonte, quelle serate che si allungano nel piacere della
convivialità sino a notte inoltrata.
L'autunno è la stagione della
vendemmia, la stagione del raccolto di un anno di fatiche, di canti nelle
vigne, di merende sinoire; l'autunno è la stagione dei primi freddi, delle
prime nebbie che avvolgono, risalendone le coste, le nostre colline
nascondendo così i vividi colori autunnali ed è la stagione che più di ogni
altra porta sulle nostre tavole i profumi intensi dei suoi frutti, quasi con
prepotenza, con arroganza, ci porta il profumo del tartufo bianco, intenso e
prezioso, il profumo dei funghi, del cinghiale pazientemente cotto per ore,
della bagna caoda accompagnata dall'immancabile cardo gobbo di Nizza e dai
peperoni della Motta o di Cuneo, la stagione dei primi minestroni, vanto di
ogni nostra massaia, una stagione di tavolate numerose, allegre, che si
ritrovano dopo il raccolto, dopo la fatica di un anno di lavoro a gustare la
pausa mentre nei tini il mosto diventa vino.
L'inverno ci distrae con
l'approssimarsi delle grandi festività ma prima ci porta ad assaggiare gli
stupendi bolliti misti che concretizzano le grandi fiere del bue grasso, le
più conosciute quella di Carrù in provincia di Cuneo e quella di Moncalvo in
provincia d'Asti, porta gli appassionati di lumache alla grande "Fiera
Fredda" di Borgo S. Dalmazzo. Poi arriva il Natale ove il menù è quello
delle grandi feste con i suoi numerosi antipasti, d'obbligo: il vitello
tonnato, i ravioli, il capretto o i grandi arrosti. Il capodanno infine
porta sulle nostre tavole piatti e tradizioni non proprio vicine alle
nostre; ecco comparire in quantità antipasti che arrivano da mari lontani,
piatti scaramantici, salumi di modenese tradizione ma sopratutto quel
"tanto" che ci obbliga poi per giorni interi a minestrine e verdure bollite.
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